Democrazia e rivoluzione nel pensiero di Marx ed Engels (1847-1850)

Alvaro Bianchi

Occorre  prendere  sui serio l’affermazione di Jacques  Derrida  sulla necessità di «leg­gere,  rileggere e discutere  Marx» (1)  Ed occorre  farlo  perche  Marx  ha ancora  molto  da dirci.  Ma in che modo rileggerlo? Questa  e la questione. Le condizioni per avvicinarsi criticamente alia sua opera sembrano essere  oggi  pili favorevoli che in passato. II mar­xismo e già stato, e bene ricordarlo, una teoria di Stato. Imprigionato in manuali, trattati ed enciclopedie sempre  aggiomati per epurare  quelli  che  cadevano in disgrazia o per sopprimere idee che diventavano scomode, il marxismo e stato utilizzato come  giustifi­cazione  teorica  del dominio della burocrazia stalinista. Ha perso in questo  modo  molta della  sua  capacita  critica  e del  suo  stesso  potenziale esplicativo, e si e trasformato in un’«interpretazione del mondo», un sistema  chiuso immune  a nuovi problemi (2) .II collasso dell’Unione Sovietica e il fallimento dei partiti comunisti che la sostene­vano in tutto il mondo  hanno  significato anche  la caduta  di questo  marxismo. Senza  il sostegno di un apparato  statale,  esso e oggi  una rovina  visitata  dalla ricerca  storica, un monumento che  testimonia cio che una teoria  dell’emancipazione deve  evitare. Lavo­ rando criticamente su queste rovine  una nuova generazione di ricercatori ha cominciato a promuovere un’importante rivalorizzazione teorica  dell’opera di Marx.  Non  si tratta pili di trovare il Marx autentico  per contrapporlo ad interpretazioni considerate scorrette o devianti. Si tratta di ritrovare  nell’opera di Marx le molteplici possibilita di una ricer­ ca critica  e creativa  sulla  societa  capitalista e il suo superamento. Questa  molteplicita dipende  dalle condizioni stesse di composizione dell’opera, dal suo carattere poliedrico e pluritematico, dalla sua diversita  materiale, dal suo volume e dalla sua estensione tem­ porale. Ma dipende  anche dalle tensioni  costitutive di un pensiero  che assume  su di se il rischio  di prendere la storia come proprio  oggetto, esprimendo all’intemo della  teoria le contraddizioni del proprio  tempo.Questo  nuovo  molteplice  incontro  con  le  possibilita  della  critica  intende  rivelare  in modo paziente e meticoloso queste tensioni. Identificarle  all’intemo dei differenti momenti dell’opera di Marx significa ricostruire il modo con cui il movimento dei concetti s’inscrive nel movimento della storia. L’obiettivo  di questo articolo  e rivelare le tensioni presenti nei concetti di democrazia e rivoluzione, ricostruendo il movimento  di questi stessi concetti in un periodo estremamente ricco della produzione  teorica di Marx ed Engels.

1. Da Kreuznach a Parigi: itinerario di una formazione

Nel  gennaio del 1843, una  riunione del  Consiglio dei  Ministri prussiano, in  cui  era presente lo  stesso re,  soppresse la  Rheinische Zeitung, giomale in  cui  si  concentrava allora  l’attivita di Marx. Dopo pochi mesi  parti  per Bad  Kreuznach, dove la famiglia di sua  moglie, Jenny, aveva una  casa  di  vacanze. A Kreuznach Marx ebbe  l’opportunita non  soltanto di concludere la critica della  filosofia del diritto di HegeP, rna anche di ri­ fiettere sulla  situazione politica tedesca ed europea. La sua rifiessione nel tempo passato (11) e le idee  espresse in  Zur  Kritik  der  Hegelschen Rechtsphilosophie presero un  corpo e un contomo definito in  alcuni testi  pili noti:  Zur  Judenfrage e Zur  Kritik der  Hegel­ schen Rechtsphilosophie. Einleitung, pubblicati nel  febbraio del  1844, ormai a Parigi, nei «Deutsch-Franzosische Jahrbiicher»; e le Kritische Randglossen zu dem Artikel «Der Konig  von  PreujJen  und  die  Sozialreform. Von einem PreujJen», uscito sui  «Vorwarts!» nell’agosto dello  stesso anno. In  questi  testi  il giovane Marx  sostiene l’inutilita e l’impraticabilità  della  rivoluzione politica  e democratica. La  questione politica  centrale che  pongono e quella  del  rapporto esistente tra emancipazione politica  ed emancipazione umana, tra rivoluzione politica e ri­ voluzione sociale. L’argomento di Marx si fonda sull’idea che in Germania 1’emancipazione politica  non potrebbe essere  completata se non fosse preceduta dall’emancipazione umana: In Francia l’emancipazione parziale e il fondamento di quella universale. In Germania l’emancipazione universale e conditio  sine qua non di ogni  emancipazione parziale. In Francia  e la realta, in Germania l’impossibilita della liberazione graduale  che deve gene­rare la liberta  totale (4). Questa affermazione si basava sulla percezione dell’incapacita politica della borghesia tedesca. Un’incapacita che era anche economica. Diversamente da altri  paesi d’Europa, la Germania aveva vissuto la contemporaneita soltanto come filosofia. Mentre in Inghil­ terra  e in  Francia si trattava di  abolire le forme politiche ed  economiche del  presente, portate ormai alle Ion) ultime conseguenze, in Germania si trattava di portare alle ultime conseguenze queste stesse forme (5) Marx ed  Engels torneranno ripetutamente su  questi paragoni. Indagando le  diverse forme che  lo  sviluppo economico, politico e filosofico assumeva in diverse situazioni, costruirono una sottile analisi storica nella  quale i tempi che  caratterizzavano la  particolarità della vita  sociale nazionale si ritrovavano in uno  scenario europeo e segnavano in questa scenario il ritmo dell’accelerazione e del  rallentamento della  rivoluzione. La rivolta dei  tessitori slesiani nel  1844 fu il momenta di uno  di questi re-incontri. Perla Germania si trattava dell’emergere della  questione operaia, un crocevia storico a partir dal quale  essa  cominciava a condividere il tempo dell’Europa. L’esperienza della  rivolta operaia slesiana fu anche per Marx una conferma della  non­ contemporaneita della  borghesia tedesca col suo stesso presente e della  sua incapacita di svolgere un ruolo sociale e politico simile a quello assunto a suo  tempo dalla  borghesia inglese e da quella francese. Nelle  Kritische Randglossen, scritto dopo  la rivolta, la cri­ tica di Marx assume un carattere pili esplicito: Si deve ammettere che la Germania possiede una tanto classica vocazione  per la rivo­ luzione  sociale quanta  e incapace  di una rivoluzione politica. Infatti,  come l’impotenza della  borghesia tedesca  e l’impotenza politica della  Germania, cosila  disposizione del proletariato tedesco – anche prescindendo dalla teoria tedesca – e la disposizione sociale della Germania(6). La rivoluzione politica  potrebbe avere come  protagonista una classe  che, a partire dalla sua  situazione particolare, fosse  capace di promuovere un’emancipazione generale della societa, liberandola dalla  precedente situazione di oppressione e inaugurandone una nuo­ va.  In Francia la borghesia e stata  la classe  che  e riuscita ad elevarsi alia  condizione di rappresentante generate della societa e a prendere su di se la funzione di classe  liberatrice per  eccellenza, negando l’oppressione del  clero  e  della  nobilta ed  istituendo la propria dominazione particolare. Manon e questa ilcaso della Germania, ove non esisteva alcuna classe  speciale che possedesse «la coerenza, il rigore, il coraggio, la spregiudicatezza che potrebbero contrassegnarla come rappresentante negativa della  societa» (7 ). L’incapacità della  borghesia permetteva l’affermazione del  proletariato come  potenza storica, cioè  come  agente  sociale  del mutamento storico. Certo, potenza universale nella misura  in cui rappresenta il movimento generale della  societa, rappresentanza che in Fran­cia era toccata alla borghesia. Altro  e, tuttavia, per Marx, rispetto alia borghesia, il posto occupato dal proletariato nell’emancipazione. Infatti, diversamente da questa, il proletaria­ to risolve la tensione esistente trail particolarismo e l’universalita con  un’emancipazione che none soltanto la fine di una situazione di oppressione, rna la fine di ogni oppressione. La sua emancipazione e 1’emancipazione di tutta la societa(8)  Scrive Marx: Dov’è  dunque la possibilità positiva  della emancipazione tedesca? Risposta:  nella forma­zione di una classe con catene radicali, di una classe della societa civile, di un ceto che sia la dissoluzione di tutti i ceti, di una sfera che per i suoi patimenti universali possieda un carattere universale e non rivendichi alcun diritto particolare, poiche contra di essa viene esercitata non una ingiustizia  particolare bensl.l’ingiustizia senz’altro, la quale non può più  appellarsi ad un titolo storico rna al titolo umano,che non si trova in contrasto unilaterale verso le conseguenze, rna in contrasto universale contra tutte le premesse del sistema politico tedesco, di una sfera, infine, che non puo emancipare se stessa senza emanciparsi da tutte le rimanenti sfere della societa, la quale, in una parola, e la perdita  completa dell’uomo, e può  dunque guadagnare nuovamente se stessa soltanto attraverso il completo recupero dell’uomo. Questa dissoluzione della societa in quanta ceto particolare e il proletariato (9).
In Zur  Kritik  der Hegelschen Rechtsphilosophie. Einleitung erano esplicitate 1’attuali­ ta e precedenza storica della rivoluzione sociale. Questa era in grado di portare a termine l’emancipazione reale  del genere umano. La rivoluzione politica e l’emancipazione che essa  poteva produrre erano cosi spostate nell’ambito della  teoria. Ma questa spostamento nell’ambito della  teoria  era  soltanto la traduzione di uno  spostamento storico. L’eman­ cipazione politica era  impraticabile in Germania perche questa non  trovava il soggetto capace di realizzarla: «Non  si puo realizzare una rivoluzione borghese con una borghesia che none rivoluzionaria» (10).In Germania, ciò che l’emancipazione politica aveva rappre­ sentato per l’Inghilterra e per la Francia esigeva, per  essere realizzato, una  rivoluzione sociale. ll proletariato era, per Marx, il nuovo soggetto di questa rivoluzione. Era l’unico che, col suo movimento, avrebbe potuto esprimere l’universale ed era l’unico che avreb­ be potuto, emancipandosi,,emancipare tutto  il genere umano. Michel Lowy rileva come soltanto nella  seconda parte  di Zur  Kritik  der  Hegelschen Rechtsphilosophie. Einleitung, redatta a Parigi, abbia fatto la sua comparsa questa nuovo soggetto sociale. Nelle turbolente strade della  capitale francese Marx aveva incontrato il proletariato, il quale, nella  sua  stanza di studio parigina, aveva cosi  per la prima volta preso  posto nel testa  marxiano. La filosofia tedesca trovava, cosi, quel  soggetto sociale che  avrebbe potuto permettere il suo incontro con l’economia politica della  sua  epoca(11 ). Questa soggetto non  era  pili la  «massa sofferente» degli  scritti del  1843(12) , ne la  «mas­sa»  o il «popolo» a cui si fa riferimento nella  prima parte  di Zur  Kritik  der  Hegelschen Rechtsphilosophie. Einleitung. ll nuovo soggetto acquista ora  una ‘fisionomia chiara, di­ venta  un universale concreto, un soggetto avente il proprio posto  nella  storia. Gli elementi per pensare una teoria  della rivoluzione permanente si trovano gia presenti in questa testa, rna l’idea di rivoluzione permanente veniva  esplicitata in Zur Judenfrage:Nei momenti in cui prevale il suo sentimento di se, la vita politica cerca di soffocare il suo presupposto, la societa civile e i suoi elementi, e di costituirsi come la reale e non contraddittoria vita dell’uomo come genere. Essa puo questa, nondimeno, solo attraverso una violenta contrad­ dizione con le sue stesse condizioni di vita, solo dichiarando permanente la rivoluzione(13). Il destino di questa formula sara  piuttosto accidentato e, per lo scopo che  si propane questa articolo, e importante segnalarne la traiettoria nel pensiero di Marx, rna anche in quello di Engels. La ricerca marxista contemporanea ha interpreto spesso questa formula a partire dalle esigenze della  politica contemporanea, rivendicando al tempo stesso la neutralita assiologica della  propria interpretazione. L’approccio che  si  adotta qui  non rivendica per  se questa pretesa neutralita politica, ma cerca  di realizzare una  lettura ge­netico-diacronica che  permetta d’interpretare le trasformazioni attraverso cui  è passata questa formula all’intemo di un’opera che  e parte  della  storia della  sua epoca.

2. La democrazia come  movimento e principia

E’ noto  che  l’incontro decisivo tra Marx ed Engels avvenne a Parigi- si trattava, in realtà, del loro secondo incontro , nell’agosto del 1844, e che da questa incontro nacque una  lunga collaborazione. Le loro  traiettorie di vita  sono differenti, per quanta paralle­le  sotto  vari  rispetti. Nella  stesso anno  in  cui  Marx si  accostava all’economia politica nei  suoi  scritti nella  Rheinische Zeitung sulla  legge  concernente i furti  di legna, Engels rifletteva sulla  teoria  economica inglese per redigere il suo  Umrisse zu einer  Kritik der NationalOkonomie. Ma  l’adesione di Engels al comunismo datava 1842, quindi uno  o due  anni  prima di quella di Marx. Come il suo  arnica, Engels era  giunto al comunismo per  mezzo della  filoso:fia, rna diversamente da lui,  possedeva, in Inghilterra, uno  stretto contatto con la «classe universale». E gia nel1843 si era avvicinato, a Leeds, al direttore del giornale «cartista» «The  Northern Star», George Julian Harney(14).La relazione con  il cartismo inglese segno profondamente Marx  ed Engels, una e so­prattutto sui secondo che i suoi  effetti furono più intensi. In particolare, l’uso che  egli fa del vocabolo «democrazia» e fortemente influenzato dal significato attribuito ad esso dal cartismo e soprattutto dall’ala sinistra di questa movimento. Nel 1837  Harney, insieme a James Bronterre O’Brien, aveva fondato la  East  London Democratic Association, in opposizione alia  pili moderata Working Man  Association di William Lovett, e nel  1845 lo  stesso Harney creo  il  Fraternal Democrats, un’associazione europea di  cui  faceva parte  la  Lega  dei  Giusti. Per  l’ala sinistra del  cartismo, il termine «Democrazia», fre­ quentemente indicato con  la maiuscola, serviva a designare, in modo piuttosto vago, il movimento del popolo, o, addirittura, lo stesso popolo.E’ in  questa accezione che  la  parola appare negli  scritti politici di Engels di  questa periodo. A partire perlomeno dal 1846, egli andava stabilendo un’identita tra democrazia e  comunismo che  non  si  trovava in  modo altrettanto chiaro in  Marx. Un’identita che appariva esplicitamente, per  esempio, nell’articolo di  Engels sulla  festa  delle nazioni a Londra. II comunismo francese e il cartismo inglese erano definiti qui come sviluppi storici della  democrazia moderna nata  con  la Rivoluzione francese del  1789. Secondo Engels, la Rivoluzione francese non era stata  soltanto una Iotta in nome  di tale o tal’altra forma politica. La  democrazia moderna era  il risultato dell’azione di  un partito che  si appoggiava al proletariato e, per  questa ragione, era  pili di un semplice modo di orga­ nizzazione politica. Essa  era stata, anzitutto, un movimento sociale dopo  il quale «ogni democrazia puramente politica e divenuta una completa assurdita» (15)  La cospirazione di  Babeuf fatta  in nome  dell’uguaglianza rivelava le conseguenze ultime della  democrazia del 1793. Affermava allora Engels: La  democrazia, al giorno d’oggi, e il comunismo […].La demacrazia e diventata  prin­ cipia praletaria, principia delle masse. Le masse passana avere una cascienza  pili a mena chiara di questa  significata  della democrazia, una tutti hanno  almeno l’ascuro  sentimento dell’eguaglianza dei diritti sociali nella democrazia. Le masse  democratiche possono essere tranquillamente incluse nel  novero delle  forze  che  combattono per il  comunismo. E se i partiti  proletari di diverse nazioni si uniscono hanno  tutto  il diritto  di  scrivere sulle  loro bandiere la parola  «democrazia» perche  nel 1846  tutti i democratici europei, ad eccezione di quelli  che non contano, sono  più o meno  chiaramente comunisti(16 ) .Secondo l’argomento di Engels, nella misura in cui  la realizzazione dell’uguaglianza politica esigeva come presupposto l’uguaglianza  sociale, si  stabiliva l’identita di  de­ mocrazia e  comunismo. II  riferimento, tuttavia, non  era  alla  democrazia come forma istituzionale. Engels non  stabiliva un’identità tra il comunismo e la forma istituzionale chela democrazia era  venuta ad  assumere a partire dalla seconda meta del  secolo XIX, la democrazia liberal-rappresentativa(17 ). L’identità stabilita era  quella che può  esistere tra il principio comunista dell’uguaglianza e il principio democratico dell’uguaglianza e tra il comunismo come movimento sociale e la democrazia come movimento sociale. Questa identità ha i suoi precedenti nelle  idee  neo-babuviste che si diffondevano in Fran­ cia all’inizio degli anni Quaranta del secolo XIX. Nel suo Dialogue sur la reforme electorale, entre  un communiste, un reformiste, un doctrinaire, un legitimiste, Theodore Dezamy after­rna che per i «Veri democratici la Iegge  che precede e che  e superiore ad ogni ordine politico […] e l’uguaglianza reale, e la comunita sociale e politica»(18) .

Nella  scelta dei partecipanti al dialogo sorprende l’assenza di un democratico «puro». Spettava al comunista la difesa di una vera democrazia di fronte alle  vacillazioni o anche all’opposizione dei  suoi  interlocutori. II sistema d’idee della  cospirazione degli Uguali si sviluppo affermando un egualitarismo radi­cale, insieme sociale e politico e, quindi, un’identita tra i principi democratico e comunista. E’ a questa tradizione che si riferisce Marx nel suo  articolo di critica a Karl  Heinzen pubblicato sulla  «Deutsche-Briisseler-Zeitung» l’11 novembre del 1847: La prima apparizione di un partito comunista realmente attivo si ha in seno alia rivoluzio­ ne borghese, nel momento in cui viene eliminata la monarchia costituzionale. I repubblicani pili coerenti, in Inghilterra i livellatori, in Francia Babeuf, Buonarroti ecc., sono stati i primi a proclamare queste  «questioni sociali». La  «congiura di Babeuf», scritta  dal suo  amico  e compagno di partito  Buonarroti, mostra come  questi  repubblicani attinsero dal «movimen­ to» storico la nozione che eliminando la questione sociale  di monarchia e repubblica non si risolve ancora alcuna «questione sociale» nel senso del proletariato (19).Era  cosi esplicitata l’identita di comunismo e «vera democrazia» che alcuni commen­ tatori ritengono di trovare gia in Zur  Kritik der  Hegelschen Rechtsphilosophie, scritto da Marx nel1843(20).  Ma  i riferimenti che Marx ed Engels facevano ai livellatori, a Babeuf e Buonarroti, indicano ormai che questa identita era estesa al di la del  principia costitutivo dell’uguaglianza ed abbracciava lo  stesso movimento sociale. L’identita cosi costituita aveva effetti pratici per  la stessa azione politica immediata affermando l’unita tra i partigiani della  democrazia ed  i partigiani del  comunismo. L’organizzazione politica che Marx ed Engels crearono a Bruxelles si presentava, per  questa ragione, come un’orga­ nizzazione dei  «comunisti democratici». L’identificazione tra la  democrazia e il comunismo implicava anche una  necessaria distinzione dai  liberali e  dal  liberalismo. In  un  articolo pubblicato sui  giomale «The Northern Star»  nell’aprile del  1846  sulla  situazione politica tedesca, Engels procede a questa distinzione. La borghesia, affermava in questa occasione, doveva il proprio potere esclusivamente al denaro, cosi  che doveva fare  di questo l’unico criteria per stabilire la capacita legislativa di un  individuo. Per  questa ragione, aveva dissolto tutti  i privilegi feudali, aveva riconosciuto l’uguaglianza come principia, aveva fatto del principia elet­ torale  la base del governo e aveva garantito la liberta di stampa. II dominio politico della borghesia, affermava Engels, «si manifesta quindi in forma essenzialmente liberale […]. Fin qui esse  [le classi borghesi] appaiono in tutto e per tutto  democratiche» (21).Male riforme imple entate sostituivano soltanto i privilegi precedenti col privilegio del  denaro. II principia. eiettorale era  accompagnato dal  voto  censuario; la  libera era ridotta a liberta «di fronte alia  legge» nelle  condizioni di  «disuguaglianza esistente» e la fine della  censura si trasformava in un privilegio per  coloro che  avevano denaro per vendere e comprare fogli  stampati. I nuovi particolarismi generati da queste riforme non impedivano, tuttavia, affermava Engels, chela  borghesia potesse contare sull’appoggio dei lavoratori nella lotta  contro l’assolutismo:in tutti i paesi, nel periodo dall’ ‘815 all’ ‘830, il movimento essenzialmente democratico delle classi lavoratrici e stato più 0 meno subordinato al movimento liberale dei borghesi. Il popolo lavoratore, benche pili avanzato della borghesia, non poteva ancora vedere la totale differenza tra liberalismo e democrazia, tra emancipazione delle classi borghesi ed emancipazione delle classi lavoratrici, non poteva vedere la differenza tra la liberta del denaro e la liberta dell’uomo (22). Questa distinzione era  condivisa da  Marx, come  rivela la lettera inviata insieme ad Engels e Philippe Gigot, in  cui  si salutava la  vittoria elettorale ottenuta dal  leader dei cartisti Fergus O’Connor nelle  elezioni di Nottingham, nella  quale si affermava «l’anta­ gonismo tra la democrazia della  classe lavoratrice e illiberalismo della borghesia»(23)  Ma l’articolo di Engels andava oltre  questa distinzione, nella  misura in  cui  identificava la democrazia con 1’«emancipazione delle  classi lavoratrici […] la libertà dell’uomo».

3. La democrazia come  suffragio universale e realizzazione della  sovranita popolare

L’unità, se non la stessa identità tra i movimenti democratico e comunista era segnata da  una  confluenza programmatica. A garantire questa unita  era  la  rivendicazione dei cartisti inglesi: il suffragio universale. In  questo momento, Marx ed  Engels intendono la democrazia e il suffragio universale come la realizzazione della  sovranità popolare e della  supremazia della  classe lavoratrice. In questo senso, il suffragio universale è il prima  atto del comunismo e della dissoluzione della Stato politico. Questa  significato si rivela nel programma critico di ricerca sullo Stato e la politica, scritto da Marx nel1845. Il programma e una lista di punti da sviluppare, niente pili di questa, registrati in uno dei suoi quaderni di appunti.  Nell’ultimo di questi  punti scriveva:  «9″. Il diritto elettorale, la latta  peril superamento della Stato e della societa civile»(24 ) .Si noti,  a tale riguardo, che il suffragio universale si trova associato  alla «latta  per il superamento della  Stato  e della societa  civile», proprio  come  in Zur  Kritik  der  Hegel­ schen Rechtsphilosophie. Su questa  punta  e importante dar rilievo  al fatto che il suffra­ gio universale non era inteso come il superamento della  Stato e della societa  civile,  rna come un momenta della latta per il superamento. In questa  modo e possibile  pensare  la democrazia come una premessa  del comunismo, e non come il comunismo in se. Non si tratta, tuttavia, di una semplice relazione di mezzi e fini, dal momenta chela realizzazio­ ne del comunismo sembra richiedere, all’intemo del mero elenco in cui consiste questa testa, il suffragio. Non c’e pen), perlomeno in questa  testa,  nulla che indichi  uno svuotamento da parte di Marx del contenuto sociale della democrazia e la sua riduzione a una forma istituzio­ nale della  Stato·a  alla realizzazione della  mera emancipazione politica.  Ecco  perche  la latta  per il superamento della Stato e vincolata alla latta per il superamento della societa civile-borghese. Eppure  l’interpretazione di Engels  nel progetto  di programma da di­ scutersi  al prima  Congresso della Lega dei Comunisti e diversa.  Redatto  nella forma  di domande e risposte, questa  abbozzo  chiariva: «La prima condizione fondamentale per introdurre la comunita  dei beni e la liberazione politica  del proletariato mediante una costituzione democratica della Stato»(25 ). Al contrario di quanta  aveva  affermato Marx  nel 1844  nei  «Deutsch-Franzosische Jahrbiicher», l’emancipazione politica  e intesa  qui come  il presupposto dell’emancipa­ zione sociale. L’idea  centrale  su cui si sosteneva l’affermazione della permanenza della rivoluzione nel  1844  – la  precedenza dell’emancipazione  sociale  su quella  politica­ sembrerebbe allora esser  messa  di lato.  L’avvio di un movimento democratico in Ger­ mania segna  questa  nuovo spostamento. In effetti,  in tutta Europa, rna anche in Francia, l’agitazione politica diventava  evidente nel 1847.L’attivarsi dell’opposizione in Germania seguiva  un cammino peculiare  e doveva  es­sere distinta  da quella che aveva luogo  in Francia. Per questa  ragione,  Marx  ed Engels si opposera ai veri  socialisti, che,  trapiantando in modo  meccanico il discorso politico dei comunisti francesi  in un contesto  sociale  e politico  assai  differente, rifiutavano di far parte di un movimento unificato contra  lo status  quo e teso ad una profonda riforma politica(26 ) . E, a tale riguardo, difendevano l’importanza assunta  dalla latta  per l’emanci­pazione  politica  nel contesto  tedesco. La seconda  versione  del pre-progetto di programma della Lega  dei Comunisti, inti­tolata  Grundsazte des  Kommunismus  [Principi del  comunismo], anch’essa redatta  da Engels,  avanzava  su questa  nuova  strada,  insistendo appunto  sullo  spostamento della rivoluzione sociale. Cercava  pen) di esplicitare quali fossero le differenze nazionali:
Prima di tutto la rivoluzione del proletariato instaurerà una costruzione democratica, e con ciò il dominio politico, diretto o indiretto del proletariato.Diretto in Inghilterra ,dove i proletari costituiscono già la maggioranza del popolo .Indiretto in Francia e in Germania,dove la maggioranza del popolo è costituita non soltando di proletarati ,ma anche di piccoli contadini e di piccoli borghesi. La democrazia era intesa come  un mezzo  per ottenere  misure  che fossero, queste  sl, re­ sponsabili della soppressione delle proprieta  privatae dell’emancipazione sociale. La demo­ crazia configurata in questa testa era una premessa del comunismo. In un paese come la Ger­ mania  una  «costituzione democratica>> avrebbe semplificato il confiitto  di classe  e avrebbe reso trasparente 1’antagonismo che opponeva la borghesia e il proletariato. La democrazia era cosi un mezzo  per la latta proletaria. Questa non sembra  pero essere il suo unico significato possibile, dal momenta che, nel caso dell’Inghilterra, la democrazia, la sovranita  del popolo, sarebbe st ta coincidente col «dominio politico  diretto»  del proletariato. Come «dominio politiCo  diretto» del  proletariato la  democnizia era  concepita non soltanto come un mezzo necessaria per il comunismo, rna come la stessa transizione ad esso. Questa idea fu sviluppata da Engels nel numero del ottobre 1847  della  «Deutsche­ Briisseler-Zeitung». Replicando alle  critiche rivolte da  Karl  Heinzen ai  comunisti di Bruxelles, Engels chiariva la  relazione che  avrebbe dovuto esserci tra  emancipazione politica ed emancipazione sociale: I comunisti, ben lungi dal sollevare  inutili contese coni democratici, nelle presenti cir­ costanze, peril momenta  agiscono  invece  essi stessi da democratici, in tutte le questioni pratiche  di partito.  In tutti i paesi civili  la democrazia ha come  conseguenza necessaria l’egemonia politica del proletariato, e l’egemonia politica del proletariato e il prima  pre­ supposto si tutti i provvedimenti comunisti. Finche  la democrazia none  ancora  conqui­ stata, comunisti e democratici combattono dunque  insieme, gli interessi  dei democratici sono in pari tempo quelli dei comunisti. Fino a questa  punta le divergenze tra i due partiti sono di natura puramente  teorica e possono benissimo essere discusse  nel campo  teorico senza  che cio  disturbi  in alcun  modo l’azione  comune. Ci si puo persino  intendere su vari provvedimenti da prendere, nell’interesse delle classi finora oppresse, subito dopa  la conquista della  democrazia, quali per esempio la gestione  statale della grande  industria, delle ferrovie, l’istruzione di tutti i fanciulli a spese della Stato ecc.(28).Com’e nato, la versione definitiva del  programma della  Lega  dei Comunisti fu scritta nella sua interezza da Marx  all’inizio del1848, prendendo come  base gli engelsiani Grun­ dsiizte  des  Kommunismus, e ricevette il nome  di Manifest der  Kommunistischen Partei [Manifesto del partito comunista] (29) Versione che si costitutiva in un programma, al tempo stesso  teorico e pratico, proprio  come  era stato commissionato ai suoi autori dal congresso della  Lega. Scritto col proposito d’infiuenzare il processo rivoluzionario in gestazione in tutta  Europa, il programma non  esplicitava soltanto le basi  programmatiche generali dei comunisti, ma, per alcuni  paesi, affermava anche  le direttive di azioni  particolari. L’influenza del testo  di Engels si avverte in diversi momenti, principalmente in quello in cui  viene  discussa la rivoluzione e il programma dei  comunisti. Ma  vi sono alcune sottili alterazioni di  grande importanza. Cosi, anzichè definire come prima passo del­ la rivoluzione l’instaurazione di  una  «costituzione democratica», il Manifesto afferma come «il  prima passo nella rivoluzione operaia sia  l’elevarsi del  proletariato a classe dominante, la conquista della  democrazia [der erste  Schritt in der Arbeiterrevolution die Erhebung des  Proletariats zur  herrschenden Klasse, die  Erkiimpfung der  Demokratie ist]»30 •  L’eliminazione della parola «costituzione» sembra ricondurre il testa  del  Mani­ festo  ad un concetto di democrazia che  denota una  condizione di uguaglianza politica e sociale come fondamento di uno Stato rappresentativo democratico distinto da uno Stato costituzionale rappresentativo il cui fondamento e una costituzione (31 ).Tuttavia, l’idea chela conquista della democrazia non sarebbe equivalente al comunismo e mantenuta nel Manifesto. La democrazia, ossia la supremazia politica delle classi lavoratrici permetterebbe «interventi dispotici» nel diritto di proprietà  e l’espropriazione di tutto il capitale in modo  da concentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani della  Stato, «vale a dire del proletariato stesso organizzato come classe dominante»32 •  Secondo Marx ed Engels, per giungere a questa concentrazione sarebbe stato necessaria percorrere un lungo cammino. Un complesso di dieci misure  da applicarsi ai «paesi pili avanzati» ne indicava la direzione: espropriazione della proprieta fondiaria, imposte progressive, abolizione del diritto ereditario e monopolio statale del credito  e dei trasporti  sono alcune di queste misure.Non si trattava, tuttavia, di un insieme di misure di applicazione universale. Lo indicava già la riserva  fatta  sulla  loro   applicazione ai «paesi  pili avanzati». Rafforzano questa idea le Forderungen der  Kommunistischen Partei  in Deutschland  [Rivendicazioni del  partito comunista in Germania], che  consistono in una traduzione di quelle rivendicazioni peril caso  particolare di un paese  che  non  puo  essere  considerato politicamente o socialmente «avanzato». Le rivendicazioni riproducono in grande  misura  quelle contenute nel Manife­sto, ma il tono è sensibilmente pili moderato. Anziché  proporre l’abolizione del diritto  ereditario,per esempio rivendicavano la ” limitazione del diritto di successione”(33).Le principali differenze risiedono )nel maggior peso acquisto dalle richieste democratiche : l’incipito delle Forderungen dichiara la Germania una “repubblica una è individuale “è il diritto di ogni tedesco maggiore di ventuno anni di ” eleggere ed essere eletto”(34).
Le  differenze esistenti tra  il programma del  Manifesto e le  Forderungen dipendono dalla lettura che Marx ed Engels facevano delle  possibilità della  rivoluzione in terra  tede­ sca. Si assisteva all’attivarsi di un’opposizione liberale in Germania a partire dalla meta degli  anni  Quaranta. Questo spostamento politico delle  frazioni della  borghesia tedesca non fu privo di conseguenze teoriche. Engels riteneva l’annuncio di una costituzione per la Prussia il segnale della  caduta dell’assolutismo e della  nobiltà e l’inizio di un  movi­ mento che  avrebbe presto potuto conquistare «una  costituzione rappresentativa per  la borghesia, la liberta di stampa, l’indipendenza dei giudici e le giurie popolari». Questa situazione sarebbe stata  la  «ripetizione del  1789  in Prussia»(35).  La  ripetizione del  1789 non era tuttavia confusa con  la realizzazione della  democrazia. Secondo Engels: E se il movimento rivoluzionario che  ora  comincia interesserà direttamente la  sola borghesia, esso none affatto indifferente per gli interessi del popolo. Dal momento in cui il potere della borghesia e costituito, comincia il movimento democratico separato e ben definito. Nella latta contro il dispotismo e l’aristocrazia, il popolo, il partito democratico, non può avere che una parte secondaria; il prima  posto appartiene alia borghesia. Ma dal momento in cui la borghesia stabilisce  il suo proprio governa, identificandosi con un nuo­ vo dispotismo e una nuova  aristocrazia contra il popolo,  la democrazia si presenta  come l’unico, esclusivo partito del movimento(36 ).L’analogia con  la  situazione francese era  ripetuta da  Engels nella  sua  analisi sullo status  quo  in Germania, scritta nel marzo-aprile del  1847, definendo la distinzione che avrebbe dovuto esser fatta  tra i due  paesi. In Francia, in seguito al risultato delle rivolu­ zioni  dei secoli XVIII e XIX, la borghesia esercitava un completo dominio, e quindi gli attacchi del proletariato francese alia borghesia erano attacchi contro la classe dominante e, per questa ragione, erano «decisamente rivoluzionari»(31 ).Diversa era, tuttavia, la situa­ zione  in Germania secondo Engels: «In Germania la borghesia non  solo  none al potere, rna e addirittura la nemica pili pericolosa dei governi esistenti» (38). Questo apprezzamento della  posizione politica della  borghesia tedesca non era esclu­ sivo  di Engels. Si  trovava anche, sebbene in  modo mitigato, nel  Manifesto del  partito comunista. In  questo testo, Marx chiarisce che,  data  l’immanenza di  una  rivoluzione borghese in  una  situazione nella  quale lo  sviluppo del  proletariato era  assai  superiore a quello dell’Inghilterra  del  XVII secolo e a quello della  Francia del  XVIII secolo, i comunisti avrebbero dovuto prestare speciale attenzione allo sviluppo politico di questo paese. L’eccezionalità di questo sviluppo esigeva che  in Germania il partito comunista lottasse insieme con  la  borghesia «ogni qualvolta questa prende una  posizione rivoluzionaria contro la monarchia assoluta, contro la proprietà fondiaria feudale e contro la piccola borghesia reazionaria»(39) . Ma  la vittoria della  rivoluzione borghese era  soltanto la conquista del  potere politico da  parte  della  borghesia, e, per questa ragione, non  era «l’elevarsi del proletariato a classe dominante, la conquista della  Democrazia». La rivo­luzione borghese non era,  in questo modo, una rivoluzione democratica(40).

4. Autonomia comunista e indipendenza di classe

Marx e Engels giunsero a Colonia il 10  aprile, meno di  un  mese  dopo lo  sbocciare della  rivoluzione a Berlino, dove contribuirono a costruire una  Società Democratica. Poco  dopo, il primo giugno, venne alia luce  la «Neue Rheinische Zeitung», un «organo della democrazia», come annunciava il suo sottotitolo. II giomale fu pubblicato fino al19 maggio 1849, quando fu chiuso dalle  autorita. Marx ed Engels scrissero un gran  numero di articoli rispondendo agli avvenimenti politici di quei giomi. La forma giomalistica del testo  e la sua prosa  vigorosa non nascondono tuttavia la portata, il rigore e lo sviluppo di una  teoria della rivoluzione che  trova  in quelle pagine la propria sede(41).E’ in questi articoli che  si possono identificare i primi cambiamenti teorici importanti nella  rifiessione di Marx ed Engels a proposito della  democrazia. Cambiamenti che  si possono intendere in  modo adeguato confrontando il movimento dei  concetti col  mo­vimento della storia. Come si  e visto  sopra, il  concetto di  democrazia sviluppato da Marx ed Engels non era univoco. II termine assumeva connotazioni differenti in contesti differenti, potendo significare ora un movimento sociale, ora il soggetto di questo movi­ mento, ora il suffragio universale, orale sue conseguenze. Queste differenti connotazioni possono essere attribuite allo  scarso sviluppo di una  teoria  critica della  democrazia da parte  di Marx ed Engels. Ma esse  sono  anche il risultato delle  contraddizioni immanenti allo sviluppo politico delle  classi lavoratrici nella  prima meta  del XIX  secolo. Dal  punto di vista  dell’azione politica, cio  che  unificava questi molteplici significati era l’affermazione fatta  da Engels chela «la democrazia, al giomo d’oggi, e il comuni­smo», o perlomeno che i «comunisti […]peril momento agiscono invece essi  stessi da democratici»(42) .  Questa identità, che  presupponeva l’unita tra il movimento democratico e il movimento comunista, cesso di  esistere nel  1848. Le  rivoluzioni europee che  av­ vennero in  quell’anno dissolsero questa unita. Non  fu  necessaria attendere per  questo la rivoluzione di giugno a Parigi. Ancora prima che  le diverse frazioni del  movimento democratico si affrontassero nelle  strade di Parigi, la scissione era già stabilità.Osservando i rivoluzionari di febbraio nelle strade della francese,Alexis de Tocqueville si diceva  impressionato del “caractere ,je ne dirai pas principalement ,mais uniquement et exclusivement populaire de  la revolution qui  venait  de  s ‘accomplir. La toute-puissance qu’elle avait  donnee au peuple proprement dit,  c’est-a-dire aux  classes qui travaillent de leurs  mains, sur toutes les autres»(43 )E sebbene la Repubblica non fosse il comunismo, ne rappresentasse il potere della  classe operaia, essa  era,  agli  occhi della classe lavoratrice e anche della  borghesia, la «Repubblica sociale». Secondo Marx,il proletariato, imponendo la repubblica al govemo provvisorio e, attraverso il govemo provvisorio, a tutta la Francia, occupava d’un colpo  il centro  della  scena  come  partito indipendente, rna in pari tempo gettava  una sfida a tutta la Francia borghese. Cio che esso aveva  conquistato era il terreno  della latta  per la propria  emancipazione rivoluzionaria, ma non era certamente questa emancipazione(44).A partire dal  momenta in  cui  fu  proclamata la  Repubblica in  Francia, nel  febbraio 1848, appariva sullo  scenario principale un  nuovo attore. L’autonomia di  questa sog­ getto  fu, in questa prima momento,un’azione autonoma, fu l’affermazione di un’azione indipendente, rna non  ancora di una  politica indipendente. Questa azione indipend.ente proclamo in Francia la Repubblica sulla  base  del suffragio universale, semplifico gli an­ tagonismi sociali e rese  trasparente il conflitto tra la borghesia e il proletariato. La stessa conquista del suffragio  universale come  terreno  di latta  era percepita, per que­sta ragione, come  minaccia. Tocqueville fu a tale riguardo e come  sempre  chiaro, benche esagerasse. L’«onnipotenza» politica  della  classe  lavoratrice, che  si era  manifestata nella proclamazione della Repubblica, definiva, per l’autore dei Souvenirs, il carattere socialista della  rivoluzione di febbraio: «Le socialisme restera  le caractere essentiel  et le souvenir le plus redoutable de la revolution de Fevrier. La republique n’y  apparaitra de loin que comme un moyen  mais non un but»(45). Ma cio che era un’esagerazione in febbraio non lo era pili in giugno, con l’insurrezione operaia, «la prima grande battaglia tra le due classi in cui e divisa la societa  modema>>(46) La scissione  era, in prima  luogo, sociale. Secondo Engels: La rivoluzione di giugno e la prime che divide realmente tutta la societa in due grandi cam­i nemici, che sono rappresentati da Parigi est e Parigi ovest. L’unanimita  della rivoluzione di febbraio e sparita, quella unanimita poetica, piena di affascinanti inganni, piena di belle menzogne,  cos!degnamente rappresentata  dal retorico traditore Lamartine. Oggi la gravita implacabile della realta spezza tutte le promesse fallaci del 25 febbraio. Oggi i combattenti di febbraio si battono fra Ioro e-cosa mai successa-non c ‘e pili indi:fferenza, ogni uomo capace di portare le armi combatte veramente, nella barricata o davanti  alia barricata (47). L’apparizione di questa attore  sociale come soggetto autonomo diede inizio, tuttavia, ad  una  scissione che  si  estese al  campo democratico. Perlomeno in  Germania questa azione autonoma era necessaria affinche si potesse manifestare la scissione. Fin  dal  primo momenta la borghesia tedesca rifiuto tanto il principia  della sovranità  popolare quan­ ta la stessa  Repubblica, preferendo il patto con la Corona. Questa  moderazione si fece sentire  all’intemo dello stesso  movimento democratico e nel suo temporeggiamento coi partigiani dell’ordine(48).La semplice bandiera della Repubblica tedesca una e indivisibile distingueva ormai la «Neue Rheinische Zeitung»  dai partiti democratico-radicali e dalla sinistra  dell’Assemblea di Francoforte(49)La malinconica dissoluzione dell’Assemblea di Francoforte aveva espresso bene l’at­teggiamento reazionario della  borghesia tedesca  che  aveva  preferito  fare  della  rivolu­ zione di marzo un avvenimento che le permettesse di dar corso al «contratto sociale  tra governo e borghesia», spostando la politica  sui «terreno del diritto», un terreno sul quale il titolo giuridico del popolo  non esisteva(50). E’ per questa ragione  l’idea stessa  di rivolu­ zione doveva  essere  confiscata dall ‘Assemblea, come in effetti accadde(51). La borghesia aveva fatto, cosi, per mezzo della rivoluzione, la transizione da una classe  che «in appa­ renza  rappresentava il popolo  nei confronti della Corona»  ad una classe  che  «in realtà rappresentava la corona  nei confronti del popolo»(52).La  separazione dalla  borghesia era  evidente, rna la rottura  non  si limitava a ciò  e riguardava lo stesso movimento democratico. A partire dalla fine del1848 Marx  si avvi­ cino alle associazioni di lavoratori di Colonia. Anzitutto  divenne  presidente provvisorio dell’Associazione operaia, sostituendo l’orologiaio Joseph  Moll, cui venne  decretata la prigione  nella repressione che fece seguito  all’insurrezione di Francoforte nel settembre del 1848. E a partire da gennaio strinse relazioni con la Allgemeinen Deutschen Arbeiter­ verbriiderung [Fratellanza universale dei Lavoratori tedeschi], diretta da un ex-membra della Lega dei Comunisti, Stephan  Born. L’avvicinamento di Marx ed Engels  al giovane  movimento operaio  tedesco si canso­ lido con la rinuncia  loro e dei loro collaboratori ai posti che occupavano nell’Associa­ zione Democratica Renana. II 15 aprile,  la «Neue Rheinische Zeitung»  pubblicava una lettera firmata da Marx, Schapper, Annecke, Wolff e Becker in cui era esposto ilcarattere eterogeneo di quella  associazione e veniva  affermata  la preferenza per  un legame pili stretto  con le associazioni operaie. La missiva  si concludeva con le dimissioni dei fir­ matari  dal comitato regionale delle associazioni democratiche53 •  Quando  termino la sua breve e tribolata  vita, il19 maggio, chiusa  dalle autorita,  la «Neue Rheinische Zeitung» non si rivolgeva ormai  pili ai suoi lettori  come un «organa  della democrazia» ma come difensore dell’emancipazione del proletariato. Lo stesso editoriale in cui si annunciava la chiusura del giornale non si rivolgeva ai democratici, ma i suoi destinatari erano  «gli operai  di Colonia»(54). la separazione dal cosidetto partito democratico si estendeva anche alla Francia ,sebbene la relazione di Marx  ed  Engels col  movimento democratico francese fosse  più  complessa. ll mutato atteggiamento verso  il «partito  social-democratico»- Louis  Blanc, Ledru-Rollin e i membri del giomale «La Reforme»- rivela  la portata della  separazione. Nel novembre del 1847  la partecipazione di questi  uomini ai banchetti perle riforme era vista  con  favore da Engels55 ; gli stessi  che,  un  mese  dopo, chiamava rappresentanti del«partito ultrademocratico», sebbene facesse delle  riserve  a proposito dell’apprezzamento di Louis  Blanc per la politica inglese e il movimento democratico in Inghilterra(56)  Avrebbe utilizzato ancora la denominazione di «ultrademocratici» in gennaio. E’ una denominazione rilevante, poichè  così definiva se stessa l’ala sinistra del cartismo (57) E’ ancora nel Manifesto,si sosteneva l’appoggio al «partito social-democratico», riservandosi, tuttavia, il diritto  di criticare «le frasi e illusioni derivanti dalla tradizione rivoluzionaria»(58).Ma,  nella  misura in cui nella Francia del 1848, gli scontri tra le differenti classi diven­ tavano  pili intensi, l’atteggiamento verso questo partito mutò. Secondo Bernard H. Moss, i primi segni dell’incomprensione con la social-democrazia francese apparvero chiaramente subito dopo l’arrivo di MaX ed Engels in Germania e le prime J!Otizie degli a.vvenimenti di giugilo a ParigP9 • In un articolo· scritto nel dicembre della  stesso  anna, rna non pubblicato,Engels trattava del partito  socialista-democratico, e in esso individuava due frazioni: la pri­ ma, composta dai portavoce, deputati, scrittori e avvocati seguiti dalla  piccola-borghesia, era il partito de «La Reforme», la Montagna; la seconda era composta dagli operai parigini, che  seguivano i primi  a volte da vicino, a volte da lontano. In questo modo, i membri de «La  Reforme» sarebbero entrati nel  govemo provvisorio formato nel febbraio del  1848 come  rappresentanti del proletariato, sebbene non tutti lo fossero(60).La  tensione esistente tra il proletariato di Parigi  e il movimento democratico fu  mi­ nuziosamente analizzata da Marx  nella  serie  di articoli  pubblicati nel  1850  nella  «Neue Rheinische Zeitung: Politisch-okonomische Revue» (61).  Nello  studio  condotto da Marx in questi  testi, il partito  social-democratico rappresentava l’unita della Montagna, i repubbli­ cani-democratici, coni «socialisti dottrinari», tra cui Louis  Blanc. Lo sterile  radicalismo verbale di Ledru-Rollin, prima  nell’Assemblea Costituente e poi  nell’Assemblea Nazio­nale,  si univa  allo sterile  radicalismo dottrinario di Louis  Blanc  e Proudhon. La Iotta per l’emancipazione dava  luogo in questo modo  aile dottrine dell’emancipazione(62 ). In quanto tale,  questa partito esprimeva inoltre  la condensazione di un’alleanza tra i rappresentanti della piccola-borghesia democratica ed i rappresentanti del proletariato. La questione della rappresentanza qui e importante ed e pasta come tale dallo stesso Marx subito  nelle pagine iniziali del prima articolo(63).La  rivoluzione del  giugno del  1848 non  significo soltanto la rottura di  questa unita repubblicana come una  scissione nella  relazione tra  rappresentanti e rappresentati. Ri­ ferendosi aile  oscillazioni politiche di uno  dei  leader della  social-democrazia francese, Marc  Caussidiere, Marx ed Engels, in una recensione pubblicata sulla  «Neue Rheinische Zeitung: Politisch-okonomische Revue» nell’aprile del 1850, commentavano: Quando  i contrasti si inaspriscono, egli condivide  la sorte del suo partito, che non sa de­ cidersi, e resta a meta strada, tra gli uomini del «National» e i rivoluzionari proletari come Blanqui. I suoi montagnardi si scindono; i vecchi bambocheurs gli prendono la mano e non è più possibile  tenerli a freno, mentre la frazione rivoluzionaria si mette con Blanqui(64) . Questa stessa caratterizzazione a proposito della spostamento della  rappresentanza si presentera nel  Die  Klassenkampfe in  Frankreich 1848 his  1850. Secondo Marx, l’«uto­pia» e il «socialismo dottrinario», che fino a quel  momenta avevano incamato la rappre­ sentanza delle classi lavoratrici, subordinavano l’insieme del movimento a uno  dei  suoi aspetti e sostituivano la  produzione sociale collettiva con  l’immaginazione, che  vuole eliminare la «latta rivoluzionaria delle  classi»(65 ). Questa tipo di socialismo sarebbe stato abbandonato dal proletariato di Parigi e lasciato alia piccola-borghesia. AI suo  posto sa­ rebbe sorta una nuova corrente, il «socialismo rivoluzionario», il «comunismo», il quale riceveva dalle classi dominanti spaventate il nome della  belva: Auguste Blanqui: Questo  socialismo  e la dichiarazione della  rivoluzione in  permanenza, la dittatura di classe  del proletariato, quale punto di passaggio  necessaria  per 1′abolizione delle  dif.ferenze di classe  in generate, per l’abolizione di tutti i rapporti di produzione  su cui esse riposano, per l’abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi rapporti di produzio­ ne, peril sovvertimento di tutte le idee che germogliano da questi rapporti sociali(66) . ll nuovo programma politico che  caratterizzava questa  corrente si differenziava cosi chiaramente dal programma che aveva  caratterizzato, fino ad allora, la social-democrazia. Ma bisogna leggere questa passo con attenzione. Chi battezzava infatti il «socialismo rivo­ luzionario» col nome  di Blanqui erano  le classi  dominanti, che gli attribuivano la funzione di rappresentanza simbolica. Le idee che sintetizzano secondo Marx il comunismo -la «ri­ voluzione in permanenza» e la «dittatura di classe  del proletariato» – non trovavano posto per)  negli  scritti  di Blanqui(67) .Ora,  non era questa programma a caratterizzare il blanqui­smo, ma piuttosto l’atteggiamento cospirativo e settario che caratterizzava gli «alchimisti della  rivoluzione», e che era stato gia rifiutato da Marx  ed Engels(68).

La rottura col movimento democratico culmina nell’Ansprache der Zentralbehorde an den Bund  vom Marz 1850 [1ndirizzo del Comitato centrale alia Lega del marzo 1850], in cui Marx ed Engels danno una caratterizzazione delle differenti frazioni del movimento democratico tedesco individuando in esso  tre  orientamenti: a) la parte  pin  progressista della  grande borghesia, il cui obiettivo era il crollo totale ed immediato del feudalesimo e dell’assolutismo; b) la piccola-borghesia costituzionalista-democratica, il cui  principale obiettivo nel  movimento precedente era  creare uno  Stato federale pin  o  meno demo­ cratico; c)  la piccola-borghesia repubblicana, il cui  ideale era  una  Repubblica federale tedesca e  che  in  quel  momenta si  auto-denominava «rossi»   e  «democratico-sociali», frazione composta dai «membri dei congressi e dei comitati democratici, i dirigenti delle associazioni democratiche, i redattori dei giomali democratici»(69).Rispetto a tutte  queste frazioni, il  proletariato avrebbe dovuto ristabilire la  propria indipendenza, ed i comunisti avrebbero dovuto affermarsi come partito autonorrw·. II si­ gnificato dell’indipendenza operaia e dell’autonomia comunista non era l’isolamento dal movimento democratico. Dopo aver identificato l’eterogeneita di questa movimento, gli autori dell’Ansprache affermavano che questa era la condotta che il partito dei lavoratori rivoluzionari avrebbe dovuto tenere: «esso  procede d’accordo con  quest’ultima [lade­ mocrazia piccolo-borghese] contra la frazione di cui  persegue la caduta; esso  si oppone ai democratici piccolo-borghesi in tutte  le cose  pel cui mezzo essi  vogliono consolidarsi per conto proprio» (70).Le azioni comuni si limitavano quindi aile frazioni costituzionalista-democratica e repub­blicana della piccola-borghesia, rna non prendevano in considerazione gli elementi della gran­ de borghesia. Contrariamente a quanta  afferma Moss71 , nel periodo dal1849 all850 Marx ed Engels non rinunciarono ad una Iotta pin ampia  con altre forze politiche. La collaborazione con la «Democratic Review»  di George  Julian Harney in questi anni, nonostante le evidenti differenze con la posizione della rivista,  testimonia degli  sforzi che Marx  ed Engels fecero per mantenere i legami  con i settori operai del movimento democratico europeo(72). Andando oltre il Manifesto, l’Ansprache si fondava sulle esperienze del 1848 e del 1849 per individua­ re precisamente le forze politiche e sociali che confluivano nel movimento democratico e per definire una  politica unitaria non  implicante la subordinazione del movimento operaio e dei comunisti al movimento dernocratico(73 ). Questa nuova impostazione sembra sostenersi sulla previsione di una nuova rivoluzione in Germania-previsione che si sarebbe rivelata errata-, e sulla  percezione che il proletariato tedesco non  aveva ancora forze sufficienti per  guidarla, ruolo che  sarebbe toccato alia piccola-borghesia(74).Nonostante questa percezione errata riguardo allo sviluppo della rivoluzione tedesca e il ruo­ lo che vi avrebbe svolto la piccola-borghesia, alia luce dell’esperienza del1848 e del1849, gli autori dell’Ansprache affermavano la necessaria indipendenza della  classe lavoratrice e lane­ cessaria permanenza della rivoluzione in modo che questa non si autolimitasse ad un’emancipa­zione meramente politica. Notevole a questo punto  e la definizione del carattere intemazionale della rivoluzione, e cio colloca l’elaborazione teorica  dell’Ansprache ad un livello che permet­terà, riel XX secolo, a Leon Trotskij di sviluppare la sua teoria della rivoluzione permanente: Mentre i piccoli  borghesi democratici vogliono portare al pili presto possibile la rivolu­zione alla conclusione […] e nostro interesse e nostro compito render permanente la rivolu­zione  sino ache tutte le classi pili o meno  possidenti non siano  scacciate dal potere, sino a che il proletariato non  abbia  conquistato il potere  dello  Stato, sino ache l’associazione dei proletari, non solo in un paese, rna in tutti i paesi dominanti del mondo, si sia sviluppata al punto  che venga meno  la concorrenza tra i proletari di questi  paesi, e sino a che  almeno le forze  produttive decisive non siano  concentrate nelle mani dei proletari (75)L’affermazione dell’indipendenza del  proletariato era, cosi, la  condizione per  la  rivo­ luzione permanente. L’Ansprache segna il punto di maggior sviluppo teorico-politico dell’esperienza delle rivoluzioni del1848(76). Le sue conclusioni consolidano la separazione di  Marx ed  Engels dal  movimento democratico ed  il riscatto teorico della strategia della rivoluzione permanente formulata nel1844; esprimono, quindi, non  una  ripetizione di temi presenti nel  Manifesto o nella loro pratica politica nella «Neue Rheinische Zeitung», rna una  ricostruzione critica di questi temi alla luce dell’esperienza del  movimento reale.

Conclusione: per  la critica della democrazia

Le conclusioni dell’Ansprache rendono impossibile una lettura in chiave riformista di Marx ed Engels. Por questa ragione, la ricerca marxista d’ispirazione social-democratica ha cercato di sminuire l’importanza di questo documento. Eduard Bernstein lo considerava come laver­ sione  compiuta di una concezione blanquista che Marx avrebbe messo in luce  nel Manifesto, in Die  Klassenkiimpfe in Frankreich 1848 his 1850 e perfino in Der  18. Brumaire des  Louis Bonaparte. Con l’argomento che gia nella Zur  Kritik  der Hegelschen Rechtsphilosophie. Ein­ leitung si troverebbe 1’affermazione per  cui  qualsiasi rivoluzione parziale sarebbe utopica e soltanto la rivoluzione politica sarebbe ancora possibile, Bernstein  stabiliva una connessione diretta tra i testi marxiani del 1844 e quelli redatti trail 1848 e il 1851 (77). In un senso analogo, George Lichtheim ha considerate l’Ansprache un’«aberrazione giacobino-blanquista» (78).

A sua volta, Richard Hunt  ha indicato il fatto  che il documento none firmato da Marx ed Engels, rna dal Comitato centrale della  Lega  dei Comunisti e ha segnalato certi  passi  del testo in cui l’Ansprache sembra condannare l’azione di Marx ed  Engels all’intemo del  movimento democratico renano per  sostenere la  tesi  che  in questo testo  avrebbero prevalso le concezioni degli artigiani Willich, Bauer ed Eccarius al posto delle  idee  dei redattori della  defunta «Neue Rheinische Zeitung» (79).Vi sono,  tuttavia, vari momenti dell’opera e della corrispondenza tra Marx ed Engels  nei quali  viene  riconosciuta la paternita  del testo80•  Per esempio, in  una  lettera  indirizzata ad Engels e datata 13 luglio 1851, Marx si riferisce alia pubblicazione del documento e fornisce una sintesi estremamente precisa del suo contenuto: «Era il messaggio alia Lega  [Ansprache an den  Bundj  compilato da noi due: au fond  nient’altro che  un piano  di guerra  contra  la democrazia»(81).Ma al di la di questo esplicito riconoscimento c’e anche il fatto che Marx ed Engels  citarono·ripetutamente questo testo senza rinnegame mai il contenuto. Non vie nulla nell’Ansprache che non si trovi, per esempio, in Die Klassenkiimpfe in Frankreich 1848  his 1850, opera  in cui, come  abbiamo  visto, il programma del comunismo e sintetizzato nella formula della rivoluzione in permanenza e della dittatura  di classe del proletariate.ll nesso  che  Bernstein stabilisce  tra i testi del  1844  e 1’insieme delle  opere  culminate nell’Ansprache none del tutto fuori luogo,  sebbene lo sia il punto di confiuenza che egli vi individua- il blanquismo. llpercorso che condusse Marx ed Engels  dal Manifesto del1848 all’Ansprache del1850 e omologo a quello che condusse Marx dalla Rheinische Zeitung  del1843  a Zur  Judenfrage del 1844.  La delusione verso la borghesia liberale  nel primo  caso e verso la borghesia e la piccola-borghesia democratica nel secondo condusse in entrambe le occasioni all’affermazione della rivoluzione permanente(82)L’esperienza delle rivoluzioni del 1848 e del1849 stimolo la critica della democrazia come movimento (i democratici) e lase­ parazione da questo movimento. I risultati delle prime elezioni a suffragio universale maschi­ le e l’installazione dei primi parlamenti costituiti in base a questo suffragio sono, a loro volta, i materiali  storici a partire da cui Marx ed Engels formuleranno la loro critica al «cretinismo parlamentare». n punto  d’arrivo della  rifiessione  marx-engelsiana sulla  democrazia è  una critica della  politica  in forma  di una critica della democrazia. Oggetto di questa  critica  non sono i principi dell’uguaglianza politica o della sovranita popolare, sebbene Marx ed Engels insistano sulla precarieta di un’emancipazione politica  che non sia completata dall’emanci­ pazione·sociale. L’oggetto della critica e la forma attuale della democrazia.

[Traduzione dal portoghese di Marco Vanzulli]

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